Cannabis: un’apologia

Potremmo dire, come fanno molti cittadini degli Stati Uniti, che il problema non sono le armi da fuoco, ma le persone che le hanno in mano. Lanciarsi sulla questione ci porterebbe su terreni davvero spinosi che nemmeno in realtà ci interessa toccare. La Cannabis, però, di spine non ne ha e ci sembra proprio il caso di ricordare perché questa pianta potrebbe non essere tanto mal vista e allo stesso tempo favorire il nostro benessere.

L’argomento che molti sostengono è Cannabis sì, Marijuana no. Sativa sì, Indica no. Allora ecco un segreto: le radici, sia in senso figurato che letterale, sono proprio le stesse, tanto che molti botanici, non considerano la Cannabis Sativa e Indica come due specie diverse, ma semplicemente due varietà di una stessa specie. Detto questo, la tipologia Indica ha determinate proprietà derivanti dal clima delle zone geografiche in cui cresce che invece la Sativa, tendenzialmente appartenente a climi meno caldi, non ha sviluppato altrettanto. Di qui a dedurre che Cannabis e Marijuana siano la stessa cosa non ci vuole di certo Einstein, visto che semplicemente sono due modi più o meno colloquiali di chiamare una stessa pianta. Ultimamente la distinzione che si fa è: la marijuana è illegale, è una droga, la Cannabis (mi raccomando solo quella Sativa, che non sia mai!) è legale, fa bene.

Chiaramente la Cannabis che la legge Italiana consente di vendere e consumare come alimento ha percentuali di THC (il principio psicoattivo che farebbe “sballare”) tra 0,2% e 0,6%, quindi una quantità fondamentalmente nulla. Il fatto che non contenga questo principio la fa uscire dall’ambito “droga cattiva”, anche se tuttavia molti sono contrari alla vendita e alla coltivazione anche di una pianta di questo tipo.

La Cannabis è una droga, verissimo, come lo sono anche l’alcohol, il tabacco, il caffè, il pepe, l’aspirina… Insomma le drogherie esistono dai tempi di Marco Caco e da altrettanto tempo l’uomo consuma droghe più o meno tossiche con vari fini (si pensi agli oracoli nell’antica Grecia o alle tribù della regione Amazzonica). Ci sono sostanze che creano più dipendenza di altre, verissimo, ma la Cannabis non rientra tra queste. Si torna quindi al problema di sempre: chi e come fa uso di una sostanza o di un oggetto. Ci sono persone affette da dipendenze di ogni tipo: cibo, shopping, telefoni cellulari, alcohol, soldi, caffè… Il punto non è affatto questo.

Quest’apologia mira a de-stigmatizzare una pianta che, poverina, non ha fatto nulla di male ma anzi può fare solo del bene. Pare infatti che il nostro corpo sia quasi costruito ad hoc per lei, essendo cosparso di recettori per i cannabinoidi. In parole povere: come abbiamo una bocca che ci permette di masticare il cibo e ingerirlo, così il nostro corpo è dotato di questi recettori che gli permettono di interagire con i cannabinoidi. I cannabinoidi (endorfine) sono componenti che permettono al nostro corpo di mantenere stabile l’ambiente interno, per questo, quando ci facciamo un taglio, il sistema produce dei cannabinoidi che vengono “mandati” sulla zona della ferita per ridurre il dolore e dare inizio al processo di guarigione.

La Cannabis contiene al suo interno diversi fitocannabinoidi (= cannabinoidi di una pianta) che il nostro corpo è fatto per “recepire”. I vantaggi di una tale abilità di risposta sono tali che non avrebbe senso tentare di separarci da questa pianta, che, tra l’altro, è sempre stata coltivata in Italia finché negli anni ’60 qualcuno ha avuto la geniale idea di proibirla. Ora, i fitocannabinoidi più conosciuti sono THC e CBD; il primo sarebbe il diavolo, il secondo l’angelo. Sui benefici del CBD ci si potrebbe soffermare secoli, tanto che appunto la coltivazione di piante con THC vicino allo 0 e invece contenenti più CBD, dietro certificazione, è finalmente consentita.

La Cannabis con zero THC, conosciuta come Canapa Industriale, dovrebbe quindi già essere scusata. Le è permesso di germogliare e farsi grande come accade per mais, frumento, eccetera, ma il punto non vuole essere solamente questo. Quello che si vuole qui è anche far riflettere su come viene considerata dopo tanti anni di sparizione dal quotidiano. E’ come se dovesse venire riabilitata in società, cercando di far vedere che non solo è una super-pianta ma che sì, è anche una “droga”, ma una di quelle che dovremmo avere la possibilità di scegliere eventualmente di consumare, vista la natura benigna  e visto che pare proprio che anche il THC abbia il suo bel ruolo nell’azione terapeutica che può avere la pianta.

Che sia chiaro, questo non vuole essere uno sbraitare alla “legalizzazione”, ma uno spunto per riflettere se davvero vale la pena opporsi tanto e demonizzare una pianta decisamente meno dannosa delle droghe e dei prodotti in libera circolazione, per non parlare dei danni che certi alimenti (si pensi a tutte le sostanze chimiche che ingeriamo) causano, talvolta a nostra insaputa, e che, per altro, la Cannabis potrebbe aiutare a “sistemare”.

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